“Amicus Plato, sed magis amica veritas”

 

– La Letterina n. 195 - giovedì 30 aprile 2009 –

 

AL DIRIGENTE SCOLASTICO
ALL’ALBO
AL DIRETTORE SGA
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO D’ISTITUTO

 

 

EDITORIALE

UN GIORNO DI SCUOLA NEL 2020

Giuseppe Luca

Direttore responsabile

Venerdì 26 marzo si è concluso a Torino il Convegno Internazionale “Un giorno di scuola nel 2020” al quale hanno partecipato diversi esperti internazionali che hanno designato il futuro della scuola.
L’assise si è aperta con la relazione di Norberto Bottani, Coordinatore scientifico e Consigliere della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo che ha affermato: “L’istituzione scolastica, che è rimasta immutata per secoli, sembra essere entrata in una fase molto tormentata di trasformazioni accelerate”.
Fattori del cambiamento, anzi della “svolta epistemica”, sono i progressi delle scienze cognitive e della psicologia genetica, uniti alle tecnologie e all’avvento delle nuove generazioni, i cosiddetti “digital natives”.
Se questo assunto è corretto, ha aggiunto il relatore, le riforme scolastiche non potranno fare a meno di includere, nell’iter delle riforme di cambiamento, le trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie di trattamento e distribuzione dell’informazione. Da una decina d’anni, le cose che si sanno non sono state necessariamente apprese dalla carta stampata, ma dallo schermo di una televisione o di un computer.
Dall’invenzione della scrittura, da quella della stampa, siamo passati ad una terza fase che è rappresentata dall’invenzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e ciò mette in discussione il modo d’imparare e quello che si impara a scuola.
Con queste premesse, al convegno, si sono poste alcune questioni chiave: Quali sono i nuovi paradigmi dell'apprendimento nel XXI secolo? In che modo le tecnologie hanno rivoluzionato i comportamenti di apprendimento dei cosiddetti "New millennium learners"? I nuovi media sono un pericolo per la scuola, oppure costituiscono una nuova potenzialità? Occorrerà ancora studiare? Ci saranno ancora le aule, le classi, gli orari di lezione? Come si imparerà? Con chi? Dove? Con cosa? Le risposte offerte agli interrogativi hanno offerto stimoli e opinioni controverse nel pubblico presente.
Sono stati affrontati temi quali la storia della psicologia dell’apprendimento per sottolineare la carenza di ricerca sulla psicologia dell’insegnamento e sulla tecnologia come supporto ai processi di auto organizzazione dell’apprendimento e come strumento per abbattere i costi in contesti di “lontananza” geografica, sociale ed economica; si è discusso su come le tecnologie possono contribuire a ribaltare il rapporto scuola-casa (studiando da soli e facendo i compiti/verifiche/test a scuola insieme ad altri), sulle nuove professionalità che servono per usare le tecnologie nella scuola, sulla necessità di una teoria unificata dell’apprendimento (per collocare la dimensione socio-culturale dell’apprendimento sul web).
“Oggi - ha affermato nella sua relazione Doug Brown, membro del Comitato consultivo del New Millennium Learnes Project, OCSE-CERI, Parigi - molti giovani vivono un mondo ricco tecnologicamente ma spesso, entrando in un edificio scolastico, sono costretti a lasciarsi questa realtà multidimensionale alle spalle. Le opportunità che la tecnologia offre ai nostri ragazzi di imparare all’interno e al di fuori della classe sono enormi e queste stesse opportunità stanno inducendo gli educatori a interrogarsi sulle modalità per integrare la tecnologia nella propria attività didattica e rivedere il proprio ruolo di insegnanti tradizionali. I sistemi educativi dovranno adeguarsi se si vorrà soddisfare le necessità di apprendimento di tutti nel XXI secolo”.
Nella seconda giornata, il prof. George Louis Baron ha detto che gli studenti di oggi usano molto le tecnologie in modo ingenuo e non corrispondente alle aspettative degli adulti, siano essi genitori e/o docenti e hanno difficoltà di concettualizzazione, cosa che l’ex ministro Lombardi ha sintetizzato in “perdono tempo”. Con queste premesse, ha aggiunto Gorge Louis Baron, i cambiamenti saranno piccoli (pochi incentivi dal pubblico, aumento della frattura fra scuola e società e aumento delle differenze sociali) ed il rinnovamento sarà limitato (investimenti regionali tramite partneriati con valorizzazione del ruolo dei docenti.)
Interessante il confronto tra Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti in merito all'atteggiamento che i gruppi dirigenti locali hanno assunto rispetto al problema dei nativi digitali e delle prospettive di cambiamento delle istituzioni scolastiche.
Gli Stati Uniti ritengono che l'avvento delle nuove tecnologie stia già rivoluzionando l'istituzione scuola e parlano di una "SCHOOL 2.0", anzi dichiarano di avere progettato il modello didattico. L’Italia e la Francia si presentano con una istituzione scuola centralizzata e irrigidita dagli interessi extra didattici dei gruppi sociali coinvolti per cui, in sostanza, o si cambia tutto o non si cambia niente (e quindi non si cambia niente).
La tavola rotonda conclusiva dal titolo "Prospettive di cambiamento nella scuola italiana" ha messo in evidenza le indicazioni per una strategia di intervento a livello italiano nel campo delle nuove tecnologie e dell’istruzione.
Chi volesse approfondire i risultati del Convegno può ricercare sul sito della Fondazione per la Scuola: http://www.fondazionescuola.it/.

 

Giuseppe Luca

Tel.333/4358311

pippo.luca@alice.it

 

 

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EDITORIALE DEL DIRETTORE RESPONSABILE - UN GIORNO DI SCUOLA NEL 2020
di Giuseppe Luca

I nuovi media sono un pericolo per la scuola oppure costituiscono una nuova potenzialità? Occorrerà ancora studiare? Ci saranno ancora le aule, le classi, gli orari di lezione? Come si imparerà? Con chi? Dove? Con cosa? Possibili risposte date al convegno organizzato dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo.
 

CATANIA: ABUSO D’UFFICIO AGGRAVATO E FALSO IN ATTO PUBBLICO
di Roberto Tripodi
Nella convinzione e con l’augurio che il collega di Catania, appena eletto segretario dell’ANP, venga riconosciuto estraneo agli addebiti per cui è indagato, riteniamo opportune le sue dimissioni, in attesa che il Tribunale decida se proscioglierlo o rinviarlo a processo.
 

AUTONOMIA E VIAGGI D’ISTRUZIONE
di Gaetano Bonaccorso

Mi pare di poter dire, afferma Gaetano Bonaccorso, che l’autonomia, se realizzata, possa rappresentare per la scuola italiana la filosofia che libera le competenze dei protagonisti della scuola (docenti e dirigenti) dalle opinioni accumulate nell’ultimo trentennio favorite da un uso demagogico e falsamente democratico della cultura che ha diffuso un’irrealizzabile concezione egualitaria dell’apprendimento…
 

C&C CITTADINANZA E COSTITUZIONE - IL CONVENGO DI PALERMO, UNA TAPPA CAMMINO
di Giuseppe Adernò

La città di Palermo, il 23 aprile, ha ospitato il seminario interregionale per dirigenti e docenti sulla dimensione europea dell’istruzione e sulla cittadinanza attiva. Relaziona Giuseppe Adernò.
 

LA SCUOLA AL CROCEVIA DELLE RIFORME
Redazione
La Tecnica della scuola, Venerdì 8 maggio, al centro fieristico Le Ciminiere di Catania, celebra, con un convegno, i suoi 60 anni. Un’occasione per una approfondita riflessione sul sistema formativo italiano.
 

LA SICILIA E IL TERREMOTO. COSA INSEGNA LA STORIA E IL RUOLO DELLA SCUOLA
di Concetta Centamore
Costruire una coscienza collettiva fondata sulla capacità e la necessità di imparare dal nostro passato, permette di sviluppare la cultura della prevenzione e il contatto con il territorio in cui si vive. E ciò….

DISPOSIZIONI PROGRAMMATICHE E CORRETTIVE PER L'ANNO 2009. RELAZIONE DELLA II COMMISSIONE LEGISLATIVA “BILANCIO”.
ADEGUAMENTO E MESSA IN SICUREZZA DI EDIFICI SCOLASTICI

Nel pubblicare l’articolo della Finanziaria regionale che riguarda le scuole, esprimiamo il timore che sia impossibile spendere i 75 mln di euro perché gli Enti Locali non possono essere in grado di redigere in 30 giorni i progetti esecutivi e di deliberare il cofinanziamento.
 

PEREQUAZIONE RETRIBUTIVA: UMILIATI I CAPI DI ISTITUTO
di Salvatore Indelicato

Siamo giunti al quinto incontro all’ARAN per il rinnovo del contratto dei capi di istituto, preposti dal 2000 alle istituzioni scolastiche autonome. Ed i risultati? Se lo chiede Salvatore Indelicato.


POVERA SCUOLA E PER DI PIU' INSICURA
di Giuseppe Adernò
La trasmissione “Report” su Rai 3 ogni domenica sparge il veleno nelle case degli italiani, lasciando tanto amaro in bocca nel constatare le molte negatività che ci sono nella società. Domenica scorsa è stata di scena (ma che scena!) la scuola. Povera scuola, come si è ridotta, come è stata ridotta…
 

CCNL 2006/2009 DIRIGENTI. LA TRATTATIVA
dal sito www.dir3000.it
Da poco più di un mese si è aperta la trattativa per il rinnovo del contratto; Dir3000 è un’associazione professionale ed il contratto non rientra nei suoi ambiti di competenza ma, considerato che la valorizzazione della professione passa anche per la via contrattuale…..
 

CONSIGLI COMUNALI DEI RAGAZZI
Redazione
Agli undici ragazzi sindaci, ai quaranta consiglieri e assessori dei Consigli Comunali dei Ragazzi della provincia di Catania, ai loro accompagnatori, che si trovano in visita istituzionale a Roma,
la Redazione formula gli auguri più sentiti.
 

ANCORA RINVIO PER LA SELEZIONE DEGLI ISPETTORI TECNICI
Dal sito www.snadis.it

Dal sito dello snadis ricaviamo la proposta di questo sindacato: non serve sperperare il denaro pubblico in costose selezioni concorsuali; gli incarichi ispettivi possono essere ricoperti dai dirigenti scolastici.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Redazione
** In riferimento alla “letterina ASASI n. 193”, dal titolo “ESPOSTO ANONIMO” ci ha scritto il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Catania dott. Raffaele Zanoli.
** In riferimento all’editoriale REPORT RAI 3: "COME TU M'INSEGNI" n.194 ci ha scritto il d.s. Salvatore Provenzani
** La Scuola di Robotica Biblioteca Internazionale per i Ragazzi Edmondo “De Amicis”  Genova, Porto Antico, Magazzini del Cotone (secondo piano, Modulo 1) sono lieti di invitare alla Mostra e Programma di eventi “RACCONTARE I ROBOT”


 

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CATANIA: ABUSO D’UFFICIO AGGRAVATO E FALSO IN ATTO PUBBLICO

 

 L'ex sindaco Scapagnini rinviato a giudizio

La Procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio per abuso d'ufficio aggravato e falso in atto pubblico dell'ex sindaco Umberto Scapagnini e di altre 18 persone, due dirigenti e 16 ex assessori, nell'ambito dell'inchiesta sul "buco" in bilancio al Comune.

Il procedimento, spiegano dalla Procura in un comunicato con il quale è resa nota la notizia, ha preso avvio da osservazioni formulate a suo tempo dai Revisori dei Conti relativamente al bilancio consuntivo dell'anno 2003, sul quale ha mosso rilievi anche la Corte dei Conti, da ultimo nel novembre 2007.

L'indagine avrebbe accertato un deficit di bilancio ammontante complessivamente negli anni a parecchie centinaia di milioni di euro. Nell'inchiesta è confluita anche l'indagine riguardante la società Catania Risorse, costituita nel dicembre 2006 dal Comune allo scopo di risanare l'indebitamento al deficit che, secondo l'accusa, sarebbe stato realizzato attraverso la vendita di beni immobili anche appartenenti al patrimonio indisponibile del Comune e quindi non consentita dalla legge.

Il problema è che uno degli ex assessori per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio è il nuovo Presidente provinciale dell’ANP di Catania.

Già pensavamo che questa candidatura non fosse opportuna, in quanto l’indagine era stata avviata e i servizi della trasmissione TV “Report” avevano colpito l’opinione pubblica nazionale illustrando nei dettagli i discutibili comportamenti della Giunta Scapagnini, anche nelle complicità con la mafia in occasione della Festa di S. Agata e della sua gestione.

La candidatura di questo preside a segretario del sindacato di Catania, una settimana prima che la Procura della Repubblica manifestasse le conclusioni dell’indagine, è stata oggettivamente poco prudente.

Per esperienza diretta, ricordiamo che qualche docente, incappato in simili infortuni, è stato sospeso dalle funzioni.

A nostro avviso, il presidente provinciale di un autorevole sindacato, deve poter incontrare le altre autorità a testa alta, senza imbarazzare se stesso e gli interlocutori.

Nella convinzione dunque che il collega di Catania sia estraneo agli addebiti per cui è indagato, riteniamo opportune le sue dimissioni, in attesa che il Tribunale decida se proscioglierlo o rinviarlo a processo.

Roberto Tripodi

robertotripodi@virgilio.it

 

 

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AUTONOMIA E VIAGGI D’ISTRUZIONE

 

Uno dei miti più attuali della cultura occidentale è certamente quello della caverna: Platone (attraverso Socrate) immagina gli uomini chiusi in una caverna, gambe e collo incatenati, impossibilitati a volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è una strada rialzata e un muricciolo, sopra la strada alcuni uomini parlano, portano oggetti, si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini incatenati non possono conoscere la vera esistenza degli uomini sulla strada poiché ne percepiscono solo l'ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte a loro, e l'eco delle loro voci, che scambiano per la realtà. Se un uomo incatenato potesse finalmente liberarsi dalle catene potrebbe volgere lo sguardo e vedere finalmente il fuoco, venendo così a conoscenza dell'esistenza degli uomini sopra il muricciolo. In un primo momento, l'uomo liberato, verrebbe abbagliato dalla luce, la visione delle cose illuminate, e non solo della loro ombra, lo spiazzerebbe, ma avrebbe comunque il dovere di mettere al corrente i compagni incatenati. Nel mito della caverna la luce del fuoco rappresenta la conoscenza, gli uomini sul muricciolo le cose come realmente sono (la verità), mentre la loro ombra è la rappresentazione fallace e sensibile della realtà (l'opinione). Gli uomini incatenati rispecchiano la condizione naturale degli uomini, condannati a percepire l'ombra sensibile (l'opinione) dei concetti universali (la verità), ma Platone insegna come l'amore per la conoscenza (la filosofia) possa portare l'uomo a liberarsi delle gabbie incerte dell'esperienza e pervenire finalmente alla vera comprensione della realtà.
Mi pare di poter dire che l’autonomia, se realizzata, possa rappresentare per la scuola italiana la filosofia che libera le competenze dei protagonisti della scuola (docenti e dirigenti) dalle opinioni accumulate nell’ultimo trentennio favorite da un uso demagogico e falsamente democratico della cultura che ha diffuso un’irrealizzabile concezione egualitaria dell’apprendimento, giunta, nelle sue estreme conseguenze, al concetto di inclusione sociale, volano di una scuola immiserita sempre più verso il basso, finanziato dallo sperpero dei finanziamenti europei.
Mi è venuta in mente questa reminiscenza liceale mentre affrontavo nel mio istituto l’organizzazione del viaggio d’istruzione.
Un articolo di Auriemma dal tono perentorio dice che autorizzazioni e vincoli riguardanti i viaggi (2/3 di ogni classe in particolar modo) sono spariti con l’autonomia, declassati a mere raccomandazioni.
L’idea che la classe sia un’unità sulla quale, tramite un imbuto, viene calato il sapere, come una vaccinazione con dosi uguali per tutti, la cosiddetta reductio ad unum palesemente sconfitta dalla didattica rivolta alla persona, ha avvicinato la scuola al rispetto del merito, che sta penetrando con forza nelle scuole italiane.
Il culto della classe come astratta fonte di eguaglianza di saperi e doveri ingenerati da una trasmissione indifferenziata di docenti burocrati, l’idea di una competenza collettiva che non permette all’individuo di emergere dalle brume dell’opinione di massa mediante le sue risorse individuali, sembra essere stata sommersa dalla fine delle ideologie e sembra essersi ricomposto, nella scuola, il riformismo geniale e misurato degli anni 60 e 70, involutosi, negli anni ‘80 e ‘90 nella prona obbedienza alla demagogia sindacale e alla volgarità.
 

Gaetano Bonaccorso

gbonaccorso@alice.it 

 

 

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C&C CITTADINANZA E COSTITUZIONE - IL CONVENGO DI PALERMO, UNA TAPPA CAMMINO

 

“Cittadinanza e Costituzione” è il nome della disciplina del sistema scolastico nazionale che prende il posto dell’Educazione Civica di un tempo, sempre attuale e richiesta dai genitori, i quali per il 91% ritengono indispensabile tale insegnamento. I due termini sono stati sintetizzati nella sigla-logo C&C che rievoca simboli noti della moda, ma resta pur sempre un difficile compito della scuola per un’efficace azione educativa.
La città di Palermo, il 23 aprile ha ospitato il seminario interregionale per dirigenti e docenti sulla dimensione europea dell’istruzione e sulla cittadinanza attiva. L’iniziativa, promossa da “Spazio 22” è stata coordinata dall’ispettore Sebastiano Pulvirenti della Direzione regionale di Sicilia, con la partecipazione dell’ispettrice Carmela Sasso della Campania.
Le esperienze delle due regioni si sono confrontate sul tema della Cittadinanza e la socializzazione di idee, iniziative e progetti ha reso fruttuoso il seminario di studio regionale.
Portare l’Europa a scuola o la scuola in Europa non è soltanto un gioco di parole, ma un preciso impegno educativo per la formazione integrale dello studente di oggi, cittadino attivo e responsabile domani ed anche cittadino d’Europa.
L’applicazione del percorso metodologico della “conversazione clinica” con l’apporto dei contributi di tutti i partecipanti ha dato all’incontro anche una valenza di strategia e di modello didattico da attuare per un attivo coinvolgimento degli studenti
Con diligente puntualità la prof.ssa Antonella Cancila ha enucleato il percorso di sperimentazione di C&C che la scuola italiana è chiamata a svolgere secondo le indicazioni del Documento di indirizzo del 4 marzo 2009, con il correlato materiale di guida per un corretto insegnamento della disciplina della quale sarà riportato un voto nella valutazione finale.
La presentazione dei progetti di tale insegnamento è anche oggetto una concorso nazionale che prevede l’assegnazione di un premio di un milione per i migliori lavori presentati.
La dott.ssa Simonetta Fichelli del MIUR ha illustrato il percorso di Cittadinanza attiva attraverso l’attivazione di reti di scuole, la socializzazione di “buone pratiche didattiche” ed il sito telematico “PuntoeduEuropa” che, a livello nazionale, costituisce un campo di lavoro ed una fonte di risorse per tutta la scuola italiana.
Lodevole inoltre lo scambio di esperienze didattiche proposte dalle insegnanti Angela Bocchetti ed Ernesta Brusciano del Circolo didattico “E.Montale” di Scampia. Napoli, realtà sociale difficile, ma campo di lavoro e di educazione che impegna la scuola ad essere sempre presente e vigile, attenta ai bisogni dei ragazzi che chiedono aiuto e protezione alla scuola, specie quando viene a mancare la presenza e l’azione educativa della famiglia.

Giuseppe Adernò
gi.ad@tiscali.it

 

 

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LA SCUOLA AL CROCEVIA DELLE RIFORME

 

Venerdì 8 Maggio al Centro fieristico Le Ciminiere di Catania, La Tecnica della scuola, per celebrare i sessant’anni di vita, ha organizzato un convegno nazionale dall’impegnativo titolo “La scuola al crocevia delle riforme”. Una giornata di per stimolare la discussione, il confronto, l’analisi critica dei problemi aperti.
Con questa giornata di lavoro gli organizzatori si propongono di capire come sta camminando la scuola, verso quale futuro e quali spinte e controspinte sta ricevendo tra riforme ordinamentali che si susseguono, anche in contrasto tra di loro e indicazioni curricolari riguardanti conoscenze, abilità e competenze che tentano di realizzare in modo definitivo l’articolo 8 del Regolamento dell’autonomia scolastica del 1999.
Il focus della prima parte della giornata vedrà un confronto ravvicinato tra alcuni dei principali protagonisti e ispiratori dei disegni riformistici che si sono avvicendati negli ultimi anni, la cui eredità è ancora al centro della discussione sui destini dell’istruzione. Le diverse stagioni riformistiche saranno rappresentate ai massimi livelli e nelle diverse responsabilità politiche: Valentina Aprea che visse, con un ruolo di protagonista, la stagione riformistica morattiana, e vive, con lo stesso ruolo, anche quella dei nostri giorni, Mariangela Bastico, già sottosegretario alla PI e testimone privilegiato delle due ultime esperienze riformiste del centro sinistra, Giuseppe Bertagna, ispiratore e suggeritore principale della riforma Moratti, Luciano Corradini, già sottosegretario alla PI e attualmente presidente della Commissione che si occupa dell’ultima innovazione “Cittadinanza e Costituzione” e infine Mario Reguzzoni, grande esperto di sistemi formativi europei e memoria storica degli ultimi 50 anni di storia della scuola italiana.
Nella convinzione che qualunque riforma scolastica fatta senza il consenso del personale che nella scuola vive ed opera ha indubbie difficoltà di attuazione e scarse speranze di riuscita, la seconda parte della giornata sarà ad un approfondimento dei cambiamenti in atto con l’intervento dei segretari nazionali dei principali sindacati della scuola, Mimmo Pantaleo (Flc-Cgil), Francesco Scrima (Cisl-Scuola), Massimo Di Menna (Uil-Scuola), Rino Di Meglio (Gilda), Paolo Nigi (Snals) e del presidente dell’Anp, Giorgio Rembado.
Per ogni ulteriore informazione consultare il sito www.tecnicadellascuola.it 

Redazione

 

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LA SICILIA E IL TERREMOTO. COSA INSEGNA LA STORIA E IL RUOLO DELLA SCUOLA

 

 Concetta Centamore

Studi sociali dimostrano che la memoria degli effetti di un forte terremoto viene cancellata nell’arco di tre generazioni. Ma la memoria è il presupposto e il fondamento della responsabilità. Dunque, costruire una coscienza collettiva fondata sulla capacità e la necessità di imparare dal nostro passato permette di sviluppare la cultura della prevenzione e il contatto con il territorio in cui si vive.
A tale scopo, vale la pena ricordare in maniera sintetica quel che la storia tramanda dei due più forti eventi sismici che hanno colpito in passato la Sicilia sud-orientale e Catania in particolare.
Il 4 febbraio 1169 Catania fu scossa da un sisma di intensità X (magnitudo Richter stimata 6,5) che la distrusse pressoché totalmente (“fin dalle fondamenta”, citando Romualdo Salernitano) e che danneggiò gravemente altri 11 centri, tra cui Lentini, Modica, Siracusa, Piazza Armerina.

Le fonti storiche indicano che il terremoto, avvertito anche a Reggio Calabria, provocò effetti sull’ambiente di notevole portata, quali variazioni del livello delle acque sotterranee, spaccature nel terreno e un maremoto a Messina e a Catania, dove il mare dapprima si ritirò dalla spiaggia per 30 passi (circa 45 metri) e poi si riversò con veemenza all’interno dell’abitato. Ugo Falcando, nella sua Historia, tramanda che la città fu a tal punto danneggiata che al suo interno non rimase neppure una casa agibile.
Il terremoto del 1693 (magnitudo Richter stimata 7,1) colpì un territorio vastissimo, in tre riprese, a distanza di due giorni. Le fonti storiche, numerose ed estremamente dettagliate, consentono di valutare appieno la portata di questo evento, che condizionò per alcuni decenni la storia del vasto territorio colpito. Si trattò di una lunga sequenza sismica (fenomeno analogo a quello che ha colpito la città dell’Aquila, che in Sicilia orientale si è ripetuto anche nel 1542, nel 1818 e nel 1990): l’attività sismica precedette e seguì le forti scosse dei giorni 9 e 11 gennaio e continuò per ben tre anni, fino al 1696. A Catania morì il 63% della popolazione, a Ragusa il 51%, a Noto il 25%. L’evento più forte della sequenza fu avvertito fino a Lamezia Terme e in Tunisia. “La morte di così tante persone, la distruzione delle abitazioni e la totale mancanza dei beni di prima necessità creò un generale clima di smarrimento nei sopravvissuti, che privi di spirito di reazione si aggiravano tra le rovine alla ricerca dei propri congiunti. Lo sconvolgimento sociale creato dal terremoto e l’abbandono degli abitati danneggiati favorirono numerosi atti di sciacallaggio e furti tra le rovine” (E. Guidoboni, C. Ciuccarelli e D. Mariotti).
Gli effetti sul territorio furono imponenti: in un’area vastissima si aprirono fenditure dalle quali spesso esalavano gas o acqua calda mista a sabbia; il terremoto attivò frane e smottamenti, il maggiore dei quali si verificò a Paternò; si formarono nuovi invasi d’acqua, parecchi fiumi furono deviati. In concomitanza con la scossa del giorno 11 gennaio il maremoto colpì la costa orientale della Sicilia da Messina a Siracusa: a Catania il mare si ritirò per circa quaranta metri e poi inondò la terraferma e i ruderi delle case.
Questa è una parte della Storia. Chi oggi prova a discutere di quegli avvenimenti, nella migliore delle ipotesi si trova a doversi difendere dall’accusa di iettatore, i cui malefici influssi devono essere “inattivati” con appositi scongiuri. Nei casi più sfortunati e controversi viene denunciato per “procurato allarme”. Molta gente, in fondo, considera ancora il terremoto come un castigo divino, da allontanare con svariati riti e rimuovere mentalmente.
Oggi chi acquista una casa è disposto a spendere parecchio pur di avere la vista migliore, la Jacuzzi e il parquet più costosi, ma non considera per nulla di poter destinare parte del proprio capitale per consolidare in chiave antisismica la struttura dell’edificio, o per far valutare lo stato del terreno di fondazione da un professionista titolato a farlo.
Le strutture sismogenetiche della Sicilia orientale sono ancora lì, a sud e a sudest dell’area urbana di Catania, comprese in un raggio che va dai 10 ai 50 km di distanza. La crosta terrestre in quelle aree sta accumulando energia che, inevitabilmente, prima o poi è destinata a liberarsi. Non abbiamo attualmente alcuno strumento che ci permetta di fare una previsione deterministica di quando questo avverrà; possiamo solo affermare con sicurezza che l’evento si ripeterà. L’unico modo per difendersi è costruire strutture veramente antisismiche, come insegna l’esperienza del Giappone.
Cosa può fare la scuola?
Dall’anno prossimo partirà la sperimentazione dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” che, stando al documento di indirizzo del 04/03/2009, si configura come una disciplina trasversale nella quale il Legislatore prevede anche di inserire l’Educazione Ambientale, curata dagli insegnanti di area scientifica.
In Sicilia, così come del resto in tante altre regioni italiane, oltre alle rilevanti tematiche che riguardano l’inquinamento, l’effetto serra, il risparmio energetico e il riciclo, gli insegnanti di Scienze e Fisica dovrebbero prevedere di affrontare l’argomento dell’educazione al rischio sismico, con particolare riferimento al territorio locale e al suo passato.
Si potrebbero ottenere così almeno due risultati: salvaguardare la memoria storica attraverso le generazioni e contribuire a far maturare nei giovani la cultura della prevenzione.

Concetta Centamore
docente di Fisica e Laboratorio nell’ITIS “S.Cannizzaro” di Catania
Dottore di Ricerca in Geofisica e Vulcanologia
concetta.centamore@istruzione.it
 

 

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DISPOSIZIONI PROGRAMMATICHE E CORRETTIVE PER L'ANNO 2009. RELAZIONE DELLA II COMMISSIONE LEGISLATIVA “BILANCIO”

 

Adeguamento e messa in sicurezza di edifici scolastici: Art. 55.
1. L’Assessore regionale per i beni culturali, ambientali e per la pubblica istruzione è autorizzato a predisporre e a finanziare un programma di interventi per l’adeguamento alle normative in materia di sicurezza e alle normative antisismiche di edifici scolastici di ogni ordine e grado di pertinenza dei comuni e delle province regionali, tenendo conto della ripartizione territoriale della spesa.
2. Possono essere ammessi a finanziamento anche gli interventi di manutenzione straordinaria tesi al recupero di agibilità e/o abitabilità e/o alla piena fruizione degli edifici scolastici come individuati al comma 1.

3. Ai fini della predisposizione del programma di cui al comma 1, i comuni e le province regionali, entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, inoltrano istanza di finanziamento al competente Assessorato regionale, che provvede alla redazione del programma di interventi, avuto riguardo ai seguenti interventi prioritari:
a) intervento dotato di progetto esecutivo, cantierabile;
b) completezza dell’intervento ai fini dell’adeguamento a norme;
c) percentuale di cofinanziamento da parte dell’ente locale proponente.
4. Gli interventi possono essere finanziati nei limiti delle seguenti percentuali:
a) interventi presentati dalle province regionali, sino alla percentuale massima del 20 per cento;
b) interventi presentati dai comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti, fino alla percentuale massima del 40 per cento;
c) interventi presentati dai comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, fino alla percentuale massima del 70 per cento;
d) interventi presentati dai comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, fino alla percentuale massima dell’80 per cento”.

Questo è l’articolo della Finanziaria regionale che riguarda le scuole. Noi temiamo che sia impossibile spendere i 75 mln di euro perché gli Enti Locali non possono essere in grado di redigere in 30 giorni i progetti esecutivi e di deliberare il cofinanziamento. Chiediamo alle forze politiche di procrastinare il tempo utile a 90 gg. e di coinvolgere anche le scuole autonome nelle proposte di spese. Vedremo.

L’Associazione
 

 

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PEREQUAZIONE RETRIBUTIVA: UMILIATI I CAPI DI ISTITUTO

 

       Salvatore Indelicato

Siamo giunti al quinto incontro all’ARAN per il rinnovo del contratto dei capi di istituto, preposti dal 2000 a delle istituzioni scolastiche autonome, riconosciute dal titolo V della Costituzione, con responsabilità e funzioni complesse, aggravate dalla normativa che ha trasferito su di essi tutte le incombenze dei disciolti provveditorati e in rapporto dialettico con gli Enti Locali, da cui dipendono i supporti e i servizi per esplicitare la mansione.

Eppure nonostante che ad essi sia riconosciuta dal 1999 la responsabilità di dirigenti dello Stato di seconda fascia, a distanza di dieci anni non viene loro riconosciuto lo stesso trattamento economico dei dirigenti di analoga fascia della Pubblica Amministrazione.
Perché?
E’ uno dei misteri italici del tipo, mah si… hanno ragione!, ci mancherebbe altro che gli riserviamo un trattamento diverso! Tutti invero in parlamento hanno approvato e approvano ordini del giorno in tal senso, maggioranza e opposizione, tranne poi a non metter un euro nella finanziaria che stanzia i soldi per i rinnovi contrattuali.
E non c’è un euro infatti nella finanziaria; e l’ARAN lo ha detto candidamente in questi mesi alle delegazioni trattanti dei presidi che non c’era un euro a disposizione per l’equiparazione esterna e interna. Formule misteriose che significano soltanto che un dirigente di 2 fascia dello Stato o degli Enti locali prende 28.000 euro in più rispetto a un preside, spesso senza avere confronto con il carico di lavoro e di responsabilità del capo di istituto. Magari ha una scrivania e due segretari e un usciere da coordinare, mentre un dirigente scolastico, per esempio di un istituto alberghiero, ha centinaia di docenti e di ATA da gestire, con complesse strutture laboratoriali, per non parlare dell’utenza costituita da migliaia di studenti e genitori da relazionare.
Nessuno si sognerebbe di trattare in questo modo per esempio i magistrati, che sono 10.000 quanto i presidi, ma che godono di lauti trattamenti riconosciuti in maniera bipartisan, pur in presenza di uno sfascio generalizzato del servizio della giustizia. Per non parlare dei 380 ispettori, anch’essi di 2 fascia, di cui si è occupato la Gabanelli nel report di rai3, o dei baroni universitari.
E’ una sceneggiata che si ripete invariata dal 2001 allorquando le risorse aggiuntive contenute nella legge Finanziaria per il 2001 non consentirono di appianare l’ingiustizia.
Eppure tutti i presidi hanno impresso nel loro ricordo la lettera di impegno inviata dall’on. Valentina Aprea, sempre nel 2001, in piena campagna elettorale di allora a nome del Presidente Berlusconi, di cui riportiamo i passi salienti:
Abbiamo sempre sostenuto la necessità di introdurre un'autonomia non solo di facciata, ma sorretta da efficaci strumenti di gestione…..
Coerentemente con tale idea di scuola, abbiamo sempre sostenuto l'esigenza imprescindibile che alla sua guida sia preposto un dirigente autorevole, dotato di tutte le prerogative necessarie per una gestione efficace e quindi in grado di assumere pienamente la responsabilità' effettiva del servizio.
Per parte nostra sosteniamo la necessità di prevedere all'interno del contratto istituti normativi interamente dirigenziali, a fronte dei quali sarà compito e dovere del Governo assicurare risorse finanziarie di pari livello.
Questo impegno noi assumiamo formalmente fin d'ora tra quelli da onorare nei primi cento giorni della legislatura, prevedendo gli stanziamenti aggiuntivi con la prossima legge di aggiustamento del bilancio, nella misura indicata nella Sua lettera.
On. Valentina Aprea, dirigente nazionale Dipartimento Pubblica Istruzione Forza Italia
On. Angela Napoli,dirigente nazionale Dipartimento Pubblica Istruzione Alleanza Nazionale
On. Giovanna Bianchi Clerici,dirigente nazionale Dipartimento Pubblica Istruzione Lega Nord
On. Beniamino Brocca, dirigente nazionale Dipartimento Pubblica Istruzione C.C.D.-C.D.U.
Così come ritorna di attualità la lucida lettera aperta ai dirigenti delle scuole inviata, allora nel 2001, a tutti i dirigenti dal presidente dell’ANP. Ne riportiamo la parte conclusiva:
Ci ritengono dei mezzi dirigenti, che - come tali - debbono accontentarsi di un mezzo riconoscimento economico? O degli stupidi, che accettano di svendere, per un piatto di lenticchie, il senso e la misura della loro nuova professionalità? O dei poveracci, che l'indigenza costringe a piegarsi a condizioni vessatorie ed inique?
Quanto agli altri - quelli che non accettano né la qualifica di ingenui né quella di "figli di un Dio minore" - dovrebbero tenere a mente almeno questo:
nel momento in cui si firma un contratto, si accetta di attribuire un valore al proprio lavoro. Firmare questo contratto, a queste condizioni, significa sottostimare quel che siamo e quel che facciamo. Nessuno che solleciti oggi la firma immediata avrà domani il diritto di lamentarsi per i carichi di responsabilità che sopporta. La firma comporta l'accettazione di uno scambio;
nessuno di noi, si spera, è in condizioni di dover dipendere per la sua sopravvivenza da un'elemosina. Se così fosse - se cioè di un'elemosina fossimo in attesa - questa sarebbe senza dubbio generosa. Ma questa non è un'elargizione caritatevole: è il riconoscimento di uno status professionale. E' grave che la controparte non se ne renda conto o faccia finta di ignorarlo; è molto più grave che in questo sia affiancata da qualche forza che si dice sindacale. Sarebbe incomprensibile se fosse seguita da coloro che tutti i giorni vivono sulla propria pelle le difficoltà del proprio lavoro e rivendicano che esso abbia la visibilità ed il peso - anche sociale - che merita;
chi teme di perdere, non firmando, anche il poco che ci è stato promesso, sappia che esso costituisce una base comunque acquisita, che può essere modificata solo al rialzo e solo attraverso un supplemento di trattativa. Nessuno può obbligarci a firmare al ribasso, se non l'arrendevolezza psicologica e contrattuale di alcuni verso la controparte.
Ricordino i colleghi che i dirigenti non sono dipendenti come tutti gli altri - anche sotto il profilo retributivo - solo se, e nella misura in cui, sanno pensare di se stessi in termini diversi: anche a costo, se necessario, di resistere qualche mese senza contratto. Un cedimento dopo solo qualche settimana di confronto, a condizioni da saldi, è il peggior messaggio che si possa inviare alla controparte ed alla pubblica opinione, nel momento in cui ci si posiziona per la prima volta nel panorama della dirigenza pubblica: significa "non sappiamo attribuire un valore a ciò che facciamo"; significa "fate di noi quello che volete"; significa "accettiamo che ci si manchi di rispetto, perché noi per primi non rispettiamo il nostro ruolo ed il nostro lavoro".
E' questo che vogliamo?
Roma, 3 maggio 2001. Giorgio Rembado

Parole ancora attualissime. Sembra che il tempo si sia fermato nel 2001 e della perequazione esterna ed interna sembra si sia persa traccia. E’ una questione di dignità e rispetto se la società e il parlamento ritengono di dover investire nella scuola del merito e della responsabilità affidata a dirigenti in grado di essere garanti della comunità nazionale nella realizzazione degli obiettivi ad essi affidati. La legge n. 15 la cosiddetta “antifannulloni” di Brunetta ci assegna un 30% di retribuzione di risultato sul totale del tabellare. Quando sarà recepita.
Ma il grosso si gioca sulla retribuzione di posizione. La prova del fuoco definitiva sarà la prossima finanziaria di settembre 2009 e delle scelte che farà e degli stanziamenti che conterrà.

Salvatore Indelicato

s.indelicato@tin.it

 

 

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POVERA SCUOLA E PER DI PIU’ INSICURA

 

Giuseppe Adernò

Si riprendano i monitoraggi precedenti e si mettano in atto interventi concreti.
La trasmissione “Report” su Rai 3, ogni domenica sparge il veleno nelle case degli italiani, lasciando tanto amaro in bocca nel constatare le molte negatività che ci sono nella società e domenica scorsa è stata di scena, (ma che scena!) la scuola.. Povera scuola come si è ridotta, come è stata ridotta, e si va sempre da male in peggio.
L’immagine così misera e deplorevole della scuola italiana fa vergognare l’intera Nazione ed in particolare tutti gli operatori scolastici, molti dei quali non si ritrovano nell’affresco negativo di compromissione, di lassismo, di disimpegno educativo.
La tastiera musicale della scuola emette soltanto lugubri suoni e tristi note di marcia funebre, che trasmette tristezza e morte, mentre la scuola dovrebbe essere luogo di vitalità giovanile e spazio di speranza per il futuro del domani.
Anche le interviste del Direttore Generale della Campania e dei presidi non hanno fatto fare certamente bella figura al ruolo dei dirigenti, i quali hanno la responsabilità di guidare e “governare” la scuola. La mancanza di regole certe, la disapplicazione delle norme, all’insegna dell’autonomia, che non riesce a darsi delle regole, mortifica la speranza di una ripresa e di un risveglio culturale e qualitativo dell’intera scuola italiana, Le risposte incollate del Ministro Gelmini, risuonavano come rattoppi ad un vestito povero e trasandato.
Il tema della sicurezza degli edifici scolastici, ritornato alla ribalta dopo il terremoto dell’Abruzzo, ha risvegliato la coscienza sopita dei politici i quali hanno messo in atto commissioni, gruppi di lavoro, task force per attivare i monitoraggi degli edifici scolastici della provincia e del comune di Catania.
Agli amministratori diligenti che hanno espresso queste lodevoli buone intenzioni, che forse ancora una volta si limiteranno a restare soltanto “parole, parole, parole… soltanto parole” si può suggerire di riprendere le trecento schede di monitoraggio compilate in occasione del terremoto di S. Lucia e dell’anno 2002 da esperti ingegneri e tecnici, i quali hanno radiografato le scuole della Città e della provincia e tutte le carenze evidenziate in quelle note per la maggior parte sono ancora oggi riproponibili, perché poco o nulla è stato fatto in questi anni.
Tanto lavoro per nulla, le carte, il dossier del terremoto sono rimasti impolverati negli armadi della Prefettura e degli Uffici Tecnici e “per mancanza di fondi” non sono stati effettuati gli interventi necessari. Almeno adesso si riprendano quelle carte e forse potranno essere utili, se non altro a non sprecare altri soldi per nuovi monitoraggi.
Occorre sbracciarsi le maniche ed agire, mettendo in atto interventi di sicurezza e di ripristino dell’edilizia scolastica carente nella manutenzione ordinaria e straordinaria.. L’amministrazione provinciale ha messo in atto diversi interventi in tal senso, ma quella comunale?
Il deficit economico del comune di Catania non fa apparire alcun raggio di luce nel buio della trascuratezza pervasiva ed allora si rinnova una proposta: perché non finalizzare all’edilizia scolastica i benefici economici della Comunità europea, dirottando le somme dei PON a tale scopo?
Sessanta mila euro per ogni scuola non potrebbero apportare delle migliorie strutturali e di funzionalità alla didattica e alla sicurezza degli studenti a scuola?
Si potranno certamente registrare maggiori benefici. ben visibili e duraturi nel tempo, rispetto ai tanti progetti e progettini che apportano integrazione di stipendio soltanto agli esperti esterni e ad alcuni docenti, spesso a scapito della stessa azione didattica curricolare.
Questa proposta condivisa anche dal Direttore Generale potrebbe diventare concretezza se gli amministratori regionali se ne facessero carico e apportassero le necessarie modifiche ai regolamenti di gestione e di fruizione dei PON e POR.
Tutto si può fare. Basta volerlo.

Giuseppe Adernò
gi.ad@tiscali.it
 

 

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CCNL 2006/2009 DIRIGENTI. LA TRATTATIVA

 

Dal sito www.dir3000.it
Da poco più di un mese si è aperta la trattativa per il rinnovo del contratto; Dir3000 è un’associazione professionale, il contratto non rientra nei suoi ambiti di competenza, ma la valorizzazione della professione passa anche per la via contrattuale, per cui gli esiti del rinnovo contrattuale non ci lasciano certo indifferenti.
In effetti, ancora prima dell’apertura della trattativa, abbiamo segnalato alcune questioni che sono fondamentali per la “tenuta” della categoria dei dirigenti delle istituzioni scolastiche come “corpus” professionale unitario dotato di una forte identità condivisa; in questa ottica, mettiamo in evidenza alcune questioni.
1 - La chiusura del contratto
Dai resoconti pubblicati nei siti web dei quattro sindacati rappresentativi (Anp, Cisl, Cgil e Snals) si capisce con chiarezza che non c’è la volontà da parte di alcuni sindacati di chiudere il contratto, o meglio c’è la volontà di sottoscrivere solo il quadriennio normativo 2006/09 e il biennio economico 2006/07, ma non il biennio economico 2008/09.
Più esattamente: due dei quattro sindacati (Anp e Cgil) sembrano orientati a non sottoscrivere il secondo biennio e la cosa non suscita meraviglia, dato che le Confederazioni di appartenenza non hanno sottoscritto l’accordo quadro che è alla base dei rinnovi contrattuali di comparto e di area, tra cui evidentemente rientra anche quello dell’Area V.
Non vogliamo certo sindacare le motivazioni che sono alla base delle scelte delle diverse forze sindacali e ancor meno fare processi alle intenzioni, ma non si può non constatare che organizzazioni che di solito stanno agli antipodi si ritrovano oggi sulle stesse posizioni.
2 - I problemi di carattere economico
In effetti, i problemi di fondo che riguardano la nostra categoria a livello economico (l’ormai storica sperequazione esterna e la più recente sperequazione interna) non appaiono ad oggi risolvibili per mancanza di risorse, ma purtroppo in questo non c’è niente di nuovo: la trattativa per il rinnovo del terzo contratto dell’Area V parte esattamente nelle stesse condizioni con cui si è aperto il primo contratto (2000/01) e soprattutto il secondo (2002/05).
La perequazione (esterna ed interna) non si ottiene al tavolo contrattuale, ma nella fase che precede l’apertura della trattativa, a livello legislativo; al tavolo contrattuale si può solo gestire al meglio le risorse disponibili e soprattutto tentare di allargare al massimo i margini di trattativa, a partire dalla definizione della retribuzione media su cui si definiscono gli aumenti, come in effetti è stato fatto nelle due precedenti tornate contrattuali.
Come Dir3000, abbiamo già messo in evidenza che in questo momento la perequazione interna è il primo obiettivo da conseguire, stabilendo anche per tutti i nuovi dirigenti delle modalità di riconoscimento della carriera precedente, come è avvenuto nel primo CCNL con la RIA e nel secondo con l’assegno ad personam; va sottolineato che nelle altre aree contrattuali gli impiegati che diventano Dirigenti mantengono la RIA in godimento, a carico della fiscalità generale.
In ogni caso, non vanno persi i risparmi contrattuali derivanti dal riassorbimento dell’assegno ad personam e si deve tener conto, per la retribuzione di posizione e di risultato, delle immissioni in ruolo degli ultimi anni.
3 - I problemi di carattere normativo
Incombe come un macigno sulla trattativa la questione della reintroduzione delle sanzioni disciplinari, non solo sul tavolo dell’Area V, ma anche su quello dell’Area I.
Appare evidente che c’è da parte del governo una volontà di normalizzazione, di ricondurre all’ordine i Dirigenti: le recenti prese di posizione del Ministro Gelmini sono in tal senso illuminanti.
Se si vuole affrontare il problema senza pregiudizi ideologici o politici, è necessario rendere possibile e praticabile la valutazione e lavorare ad una ridefinizione della responsabilità dirigenziale, definendola meglio in rapporto al conseguimento degli obiettivi, al rispetto delle direttive, alla correttezza dei comportamenti, non dimenticando mai che stiamo parlando di una dirigenza preposta ad una istituzione che gode di ampie tutele costituzionali.
Sono in campo anche dei falsi obiettivi, soprattutto da parte di un’organizzazione sindacale, che richiede rumorosamente più potere per i dirigenti, ben sapendo che le sue richieste non avranno alcun seguito, dato che riguardano materie riserva di legge o ambiti del contratto di comparto: evidentemente, si predica bene ma si razzola male, per cui le invasioni di campo vanno stigmatizzate se le fanno gli altri, vanno bene se le facciamo noi.
4 - Le prospettive
Come successo negli ultimi due contratti, il termine ultimo è il 31 dicembre 2009: la prossima finanziaria per il 2010 (o una legge specifica) è l’ultima spiaggia per questo contratto.
Se saranno previsti degli stanziamenti per la perequazione esterna ed interna, sarà possibile tenerne conto nel testo contrattuale, fissando la decorrenza nominale dei benefici al 31 dicembre e rimandando quella effettiva al 2010, tramite un incremento dei Fondi Regionali, usando lo stesso escamotage usato nel 2001 e nel 2005.
Bisogna infatti ricordare che i due precedenti contratti sono stati sottoscritti entro la vigenza contrattuale, anche se la stipula è poi slittata all’anno seguente: si è tirato la corda il più possibile, ma alla fine si è preso quello che c’era nel piatto.
Si può anche firmare adesso il quadriennio normativo e il primo biennio economico, interrompere la trattativa e riprenderla in autunno per il secondo biennio; naturalmente, nel frattempo bisognerà mettere in campo iniziative forti, dirompenti, che permettano di ottenere in pochi mesi quello che dal 2000 ad oggi non siamo riusciti ad avere.
In autunno la verifica: si riprende la trattativa e si chiude con quello che si è ottenuto; se qualcuno farà altrimenti, lo farà per motivi di bottega, non certo nell’interesse della categoria.
Parliamoci chiaro: tutti firmeranno il quadriennio normativo e il primo biennio, perché non farlo significherebbe per i sindacati non firmatari essere esclusi da tutti i tavoli di contrattazione integrativa; la mancata firma del secondo biennio è invece a costo zero per i sindacati, ma sicuramente non lo è per la categoria.
Se proprio si ritiene di non poter sottoscrivere il contratto, allora coerentemente non si firma niente e ce se ne assume la responsabilità, fino in fondo...
Sarebbe bene ricordarsi del 1992, quando i sindacati rifiutarono le proposte del Governo e se ne riparlò nel 1995, sette anni dopo l’accordo del 1998, passando attraverso la definizione di nuove regole contrattuali; è stata una batosta da cui tutto il personale della scuola non si è ancora ripreso. Ultima considerazione: guarda caso, anche ora stiamo entrando nell’ambito di nuove regole contrattuali: quando partirà e quando si chiuderà il prossimo contratto?

Dir3000, Associazione professionale Dirigenza Scuole Autonome

 www.dir3000.it 

 

 

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CONSIGLI COMUNALI DEI RAGAZZI

 

Undici ragazzi sindaci e quaranta consiglieri e assessori dei Consigli Comunali dei Ragazzi della provincia di Catania parteciperanno da martedì 28 aprile al primo maggio alla visita istituzionale a Roma.
Saranno rappresentati dai ragazzi sindaci le città di Catania, Acireale, Belpasso Licodia Eubea, Pedara, Mazzarrone, Ramacca,, S.Agata Li Battiati, e S.Venerina.

Accompagnano il gruppo dei cinquanta studenti anche venti adulti tra docenti, genitori e assessori e amministratori comunali di Mazzarrone e Licodia Eubea.
Nel programma, elaborato dal preside Giuseppe Adernò, coordinatore provinciale dei CCR, il quale guida la delegazione catanese, sono previsti per il 29 aprile la visita a Palazzo Madama con la partecipazione ad una seduta nell’aula del Senato ed il giorno 30 il ricevimento nell’ufficio di presidenza della Camera e l’incontro con l’on. Gianfranco Fini, al quale i ragazzi sindaci hanno inviato un messaggio.
La partecipazione degli studenti all’udienza del mercoledì e al Regina Coeli del primo maggio costituirà per i ragazzi sindaci una felice occasione di incontro con il Papa al quale offriranno dei doni caratteristici della terra di Sicilia.
La visita ai monumenti storici della città capitale renderà significativa per i ragazzi l’esperienza di incontro con le istituzioni e le persone che le rappresentano, positiva occasione di contatto diretto con la cultura dello Stato, le istituzioni parlamentari ed il governo della Nazione.
“E’ questa, afferma il preside Adernò, una vera lezione di Educazione civica appresa nelle aule del parlamento e del senato”.

Redazione

 

 

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ANCORA RINVIO PER LA SELEZIONE DEGLI ISPETTORI TECNICI

 

Dal sito dello SNADIS
Rinviata, ancora, la data prevista per la selezione al Concorso a n. 149 dirigenti tecnici.
Il rinvio è stato fissato alla data del 21 settembre 2009, salvo ulteriori rinvii e/o ripensamenti da parte del Ministero.
Lo SNADIS, sulla questione, ribadisce quanto sostenuto sin dall'inizio: non serve sperperare il denaro pubblico in costose selezioni concorsuali; gli incarichi ispettivi possono essere ricoperti dai dirigenti scolastici.
Il nostro sindacato, unico di categoria, come noto, chiede che detta possibilità venga meglio definita nella parte normativa del Contratto dell'area 5^, in atto al tavolo negoziale.
I dirigenti scolastici, in servizio nelle scuole, a diretto contatto quotidiano con i problemi delle scuole, sono i più qualificati ad assumere ruoli tecnici e, pertanto, a pieno titolo, possono, a domanda, ottenerne l' incarico al posto di quello previsto sulle istituzioni scolastiche.
Il risultato sarebbe quello di coniugare la qualità con il risparmio della spesa pubblica.
Detta soluzione, del resto, non pregiudica nemmeno gli aspetti occupazionali nelle posizioni di vertice, in quanto i dirigenti scolastici incaricati del ruolo tecnico, libererebbero altrettanti posti di dirigenza scolastica, attribuibili sia agli idonei di precedenti concorsi che ai vincitori dei successivi.
Gli incarichi dovrebbero essere a termine, come quelli per la dirigenza delle Istituzioni scolastiche;
la retribuzione, quella prevista per la dirigenza scolastica, compreso il risultato.
La posizione, invece, andrebbe attribuita secondo parametri opportunamente previsti dalla contrattazione integrativa nazionale.
INCARICHI ISPETTIVI
Alla data odierna esistono due ruoli dirigenziali, derivati direttamente dal ruolo docente:
il dirigente scolastico e il dirigente tecnico (ispettore).
Attualmente il ruolo ispettivo è quasi ad esaurimento,e il relativo concorso ha fatto registrare continui rinvii.
Anche le somme necessarie per la ricostituzione di tale ruolo appaiono estremamente elevate.
Alla luce di ciò si suggerisce di aggiungere all’Art.11 del CCNL Area V “Conferimento dell’incarico” la possibilità che al vincitore del concorso per ds venga affidato l’incarico ispettivo (cosa già prevista al Comma 4 del medesimo Art.11.
L’ Amministrazione avrebbe i seguenti vantaggi:
• Procedere alla nomina degli idonei dei precedenti concorsi;
• Affidare tale incarico ai ds in esubero a causa della contrazione del n° delle istituzioni scolastiche;
• L’utilizzazione dei fondi destinati ad esperire le procedure concorsuali con relative assunzioni, se stornati sull’ Area V basterebbero per realizzare, già in questo contratto, la nostra equiparazione retributiva.

SNADIS, Sindacato nazionale Dirigenti Scolastici

www.snadis.it 
 

 

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

** Dal dott. Zanoli:
In riferimento alla “letterina ASASI n. 193”, di codesta Associazione, lo scrivente anche se di norma non è solito rispondere, precisa, per una corretta informazione sua e dei lettori, che non ha “inviato” alcun ispettore al preside in questione, anche perché la relativa competenza – come noto – è del Direttore generale dell’U.S.R.
E’ stata invece effettuata una semplice richiesta (peraltro non inviata, per conoscenza, neanche al Direttore Generale) di chiarimenti in merito alla lettera anonima della quale si fa menzione, che è stata consegnata personalmente, per maggiore delicatezza, al Dirigente scolastico, anche per evitare che qualche collaboratore potesse aprire la raccomandata riservata. Ciò in quanto la lettera anonima sembrava scritta da persona ben informata, probabilmente appartenente alla stessa Istituzione Scolastica.
Il fine di questa richiesta e la stessa modalità di consegna, - evidentemente fraintese dalla dirigente scolastica in questione, - era solamente quello di garantire una chiarificazione per porre termine alla vicenda e tutelarla da eventuali successive ripercussioni.
Stupisce, pertanto, il rilievo che il Dirigente scolastico in questione ha voluto dare al caso.

IL DIRIGENTE dell’USP di Catania

dr. Raffaele Zanoli

 


** Dal d.s. Salvatore Provenzani

Egregio Direttore,
sono un attento lettore della vostra “letterina”…. Ciò che comunque ha dato l'input definitivo a questo contributo è stato conoscere “la posizione ufficiale” dell'ASASI a proposito degli sprechi.. Per risparmiare, dunque, si dovrebbe escludere… Intanto francamente non comprendo veramente il motivo di queste esclusioni, ma anche comprendendone la causa, occorrerebbe sostenere che tali “diritti” derivanti da legge, per il nostro personale non si applicherebbero. Francamente mi sembra un po' una forzatura. In ogni caso siccome molti di questi “istituti” sono frutto di un contratto…, basterebbe modificare i contratti e non escludo che più di qualcosa si potrebbe fare. Molto sommessamente voglio fare un cenno agli altri aspetti evidenziati dall'editoriale della “letterina”. In primo luogo per lamentare che avrei preferito che la presa di distanza dalla trasmissione televisiva fosse stata più netta in difesa della scuola militante, fatta da gente per bene e sinceramente impegnata nel tenere su un sistema che avrebbe effettivamente bisogno di essere revisionato dalle fondamenta. Avrei preferito sentir dire che la necessità della rifondazione della scuola deriva essenzialmente dalla necessità di adattare il sistema ai tempi che sono notevolmente diversi da quando molte cose furono pensate. Invece qua e là mi è parso di intravedere una sorta di condivisione con le dichiarazioni veramente estemporanee del Ministro a proposito di......tutto e con l'impostazione della trasmissione che ha accreditato l'idea di Docenti generalmente incapaci e di Dirigenti molto impegnati a trarre benefici materiali e privilegi economici stabilendo intese strane con enti di formazione di natura incerta che hanno assaltato la scuola dei nostri giorni. Tutte queste accuse non sono state adeguatamente rimandate al mittente e me ne dispiaccio molto. Anche la stessa questione della ricerca dei supplenti è stata vista come una sorta di imbecillità e ciò non è del tutto condivisibile ove si pensi che il rimedio al risparmio delle telefonate potrebbe essere la scelta ad personam dei supplenti fuori da ogni graduatoria e dunque fuori da ogni rispetto del diritto. Avrei francamente desiderato leggere non una corporativa difesa d'ufficio della scuola, sarebbe stato sbagliato,ma una rivendicazione della dignità dei Docenti, del personale ATA e dei Dirigenti e della loro onestà diffusa e generale. Quella sì. Chiudo questo intervento che spero venga pubblicato sulla letterina non tanto per il piacere di vedere stampato il mio pensiero che conta poco, ma per dare spazio ad una voce che non ritiene l'attività sindacale qualcosa da ritenere uno spreco, che non ritiene che le conquiste di particolari diritti, siano da rimuovere, che pensa che da subito, sia necessario mettere mano alla risoluzione di una effettiva emergenza scuola che investe tutto il paese.

Salvatore Provenzani
itcsturz@tin.it

 


Caro collega,
ti ringrazio della nota che, che mi offre un’ulteriore occasione per chiarire il mio pensiero. Prendo atto del tuo “passato intenso e del futuro significativo… , nel sindacato autonomo, lo SNALS per esattezza” che non ti può impedire assolutamente di “dire la tua a proposito di Report la trasmissione che ha dato origine al mio editoriale”. Per motivi di spazio sono stato costretto ad omettere qualche riga della tua nota senza, però, intaccare il tuo pensiero.
Partiamo dalla tua affermazione: “Avrei francamente desiderato leggere non una corporativa difesa d'ufficio della scuola, sarebbe stato sbagliato,ma una rivendicazione della dignità dei Docenti, del personale ATA e dei Dirigenti e della loro onestà diffusa e generale. Quella sì”.
A chi non avesse letto tutto il mio editoriale riporto la conclusione:
“Ma è veramente questa la scuola italiana? Ci sarà qualche giornalista coraggioso e pronto a fare un’inchiesta sulle “buone pratiche” presenti in tanti istituti, anche se tale indagine non avrà certo l’audience che spesso è il primo obiettivo dei mass-media? Lo speriamo veramente”.
Chi legge l’editoriale, senza pregiudizi, credo che dovrà riconoscere che il Report sia stato riportato con fedeltà ed onestà intellettuale, senza compiacimento alcuno, anzi, mantenendo la giusta ed equilibrata distanza ed affermando che la scuola italiana non è proprio quella riportata dai mass media.
Hai scritto ancora: “Per risparmiare, dunque, si dovrebbe escludere il personale della scuola dal diritto allo studio,dalla possibilità di essere comandati a fare qualcos'altro di cui comunque si giova l' Amministrazione, dalla possibilità di “fare” sindacato e di quant'altro l'ASASI rileva essere spreco”.
Riporto, per chi non ha letto, quanto scritto nel mio editoriale del 26 febbraio 2009:La nostra proposta è lineare e costruttiva: non chiediamo né la riduzione, né l’abolizione dei “comandi” ma la regolarizzazione del numero e del tempo dei comandi per ogni sindacato che ne faccia richiesta e la sospensione del trattamento economico dei “comandati” che potranno essere pagati dai sindacati (si legga anche: associazioni, partiti…) che incassano regolarmente le tessere degli associati”.
Mi auguro che quanto da te affermato: “… siccome molti di questi “istituti” sono frutto di un contratto, piuttosto che alimentare il convincimento che nella scuola ci siano troppi parassiti, basterebbe modificare i contratti e non escludo che più di qualcosa si potrebbe fare” possa essere condiviso da tutti i sindacati anche per non alimentare il convincimento, che nella scuola, appunto, ci siano troppo parassiti e per evitare tanti sprechi. Ti posso proporre di iniziare tu, con il tuo sindacato, una richiesta di modifica dei contratti per coniugare i diritti raggiunti con l’eliminazione dei privilegi e degli sprechi?
Ed ancora: “Anche la stessa questione della ricerca dei supplenti è stata vista come una sorta di imbecillità e ciò non è del tutto condivisibile ove si pensi che il rimedio al risparmio delle telefonate potrebbe essere la scelta ad personam dei supplenti fuori da ogni graduatoria e dunque fuori da ogni rispetto del diritto”.
Premesso che mi rifiuto di pensare che qualche dirigente scolastico possa ricorre alle telefonate per operare scelte ad personam e mi dispiace veramente che questo comportamento possa essere ipotizzato da un collega, preciso che la procedura delle infinite telefonate è dovuta, come tu sai, alla posizione in graduatoria in 30 scuole e non più in una sola. Non vedo, perciò, questa sorta di imbecillità da riferire, semmai, esclusivamente ad una norma contrattuale che per offrire sempre più privilegi si è dimenticato della qualità del servizio.
Sono perfettamente convinto che la “nota di risparmio” presentata dall’ASASI non risolverà certamente la crisi economica, non toglierà tutti gli sprechi delle pubbliche amministrazioni, né azzererà i tagli voluti dal Ministro, ma potrebbe dare una spinta a chi vuole “mettere mano alla risoluzione di una effettiva emergenza scuola che investe tutto il paese”.

Con affetto
Pippo LUCA


 

** La Scuola di Robotica Biblioteca Internazionale per Ragazzi Edmondo “De Amicis” Biblioteca Internazionale per i Ragazzi “De Amicis” Genova, Porto Antico, Magazzini del Cotone (secondo piano, Modulo 1) sono lieti di invitare alla Mostra e Programma di eventi “RACCONTARE I ROBOT”
Dal 4 al 9 maggio 2009 si svolgerà, presso la Biblioteca Internazionale per Ragazzi “Edmondo De Amicis” di Genova, al Porto Antico, una settimana di attività “robotiche”, artistiche, educative e scientifiche, dedicate ai “ragazze/i” tra i 4 e i 120 anni, allo scopo di far conoscere questa disciplina giovane, affascinante e, perché no, talvolta inquietante. La mostra si intitola “RACCONTARE I ROBOT” e raccoglierà favole, disegni, robot di cartapesta, e robot veri. Saranno in mostra robot disegnati, raccontati e manufatti da bambine e bambini di scuole italiane, dalla primaria “Don Milani” di Latina alla Scuola Media di Gambolò, Pavia, a diverse scuole in ospedale.
Nella settimana, si avvicenderanno alla “De Amicis” letture e laboratori sulla e di robotica, filmati, narrazioni e brevi corsi:
“RACCONTARE I ROBOT” sarà una mostra e un laboratorio sempre aperto per sei giorni.
In ogni giornata si potranno costruire e programmare robot insieme agli studenti della scuola media dell'IC di Gambolò; e scoprire che si possano imparare materie come matematica, fisica, biologia (con lo zoo dei robot) con l’aiuto di kit robotici. E ancora si potrà programmare in Java insieme agli esperti di Scuola di Robotica, o ascoltare favole “rumorose” scelte dallo staff della Biblioteca “De Amicis”.Gianmarco Veruggio leggerà e commenterà le “tre leggi” di Asimov e discuterà di Roboetica con gli studenti della VF del Liceo “Chiabrera” di Savona.
Avremo uno sportello “Come iniziare un progetto di robotica educativa” dove i Docenti potranno informarsi sulla rete dei progetti di Robot@Scuola.
Ma soprattutto, parleremo di quello che noi pensiamo sia un uso etico e onesto di queste sofisticate tecnologie: robot che aiutino gli umani nei lavori pesanti, faticosi e pericolosi; che siano pionieri di esplorazione in luoghi inesplorati e inaccessibili; che possano essere di aiuto a disabili, anziani per spostarsi e muoversi agevolmente. Lo sappiamo, nessuna tecnologia è esente da problemi e da rischi,ma occorre pensarci prima che i rischi si evidenzino, e non affrettarsi a monetizzare il rischio come soluzione.

Micheli@scuoladirobotica.it
Telefono: Tel. 348 09 61 616
Kuka Roboter
Italia Women&Technologies

 


 

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Tiratura nazionale attuale 26.600 copie esclusivamente in formato elettronico

 

REDAZIONE

Pippo Luca, Lucia Rovituso, Roberto Tripodi, Giuseppe Adernò, Adriana Bongiorno, Gaetano Bonaccorso, Bianca Boemi, Irene Iannello, Pasquale Bova, Salvo Indelicato, Giusi Buccola, Mariolina Mendola, Giovanna Orlando, Salvo D'Agostino, Gianfranco Purpi.

 

Visita il sito delle Autonomie scolastiche http://www.nuovaautonomiascolastica.com/

Consulta il sito dei servizi alle scuole autonome www.italiascuola.it

Consulta il sito della normativa amministrativa delle scuolePAIS http://www.spaggiarispa.it/pais/

Per informazioni è possibile consultare anche il sito scolastico siciliano www.aetnanet.org

 e i siti web delle Associazione Scuole Autonome

ASAPI-Associazione Scuole Autonome del Piemonte

FAISAL-Federazione delle Associazioni degli Istituti Scolastici Autonomi della Lombardia

ASAB-Associazione Scuole Autonome Bresciane

ASAV-Associazione Scuole Autonome del Veneto

ASAFVG-Associazione Scuole Autonome del Friuli-Venezia Giulia

ASAER-Associazione Scuole Autonome dell’Emilia-Romagna

ASABO-Associazione Scuole Autonome di Bologna

ASAM-Associazione Scuole Autonome delle Marche

ASAL-Associazione Scuole Autonome del Lazio

ASAC-Associazione Scuole Autonome della Campania

ASASI-Associazione Scuole Autonome della Sicilia

ASAS-Associazione Scuole Autonome della Sardegna

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Lo Statuto può essere scaricato dal sito web dell’associazione.

Il dirigente scolastico, nella qualità di presidente della Giunta Esecutiva, deve porre all’o.d.g. del Consiglio d'Istituto l’adesione all’ASASI sia in relazione al pagamento della quota annuale di 50 euro, sia per l’adesione allo statuto e alle sue finalità. Il Consiglio d’Istituto delibererà l’adesione. Le successive quote annuali non richiedono una nuova delibera da parte dell’organo collegiale che comunque può sempre deliberare la revoca di adesione all’ASASI.
 

 

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